LA MEMORIA DEL SESSANTOTTO E DEL SETTANTOTTO. FURONO ANNI FORMIDABILI CHE DI SICURO HANNO LASCIATO IL SEGNO

di Letterio Licordari 
Nella poesia di Primo Levi “Se questo è un uomo” si legge “Meditate che questo è stato”, un verso che riflette tutto il valore e l’importanza della memoria
affinché ciò che è stato non si ripeta. Ma il valore della memoria non possiamo ora ricondurlo solo al dramma del periodo più drammatico dello scorso secolo. Gli anniversari ci aiutano a recuperare momenti che, quando vissuti, non avevano assunto la valenza che oggi attribuiamo. Abbiamo da poco ricordato la strage di Via Fani, 40 anni fa, e ci apprestiamo a ricordare che mezzo secolo fa, il 4 aprile 1968, venne assassinato a  Memphis, negli Stati Uniti, Martin Luther King, leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani, ma il suo “I have a dream” non è rimasto solo un sogno. Gli anni 1968 e 1978 sono stati anni intensi e importanti, lontani dai drammi della guerra e della Shoah ma schiacciati dalla guerra del Vietnam, nel ’68, e dai conflitti nel Medio Oriente, e non solo in quell’area, che in seguito hanno determinato, fino ai nostri giorni, finanche la ripresa delle guerre di religione. Oggi dovremmo aggiungere un punto interrogativo al titolo di un famoso libro di Mario Capanna sul ’68 (“Formidabili quegli anni”)? Il “Sessantotto” sintetizza nell’insieme  il movimento socioculturale e di protesta che poteva e doveva cambiare il mondo. Ricordiamo che nel maggio di quell’anno, a Parigi, nel Quartiere Latino, scoppiarono gravi incidenti tra la polizia e gli studenti delle università di Nanterre e della Sorbona e 800.000 persone sfilarono a una manifestazione delle sinistre, quel “maggio francese” che prese la via dell’Europa e finanche del Giappone e del Messico. Nasceva una “nuova sinistra”, che già manifestava il timore di una razionalizzazione capitalistica che integrasse i ceti proletari dei paesi avanzati sopprimendo spazi di dissenso e di libertà personale, come poi gradualmente si è verificato negli decenni a noi più vicini con la “filosofia della globalizzazione”: la ribellione non solo era una necessità morale ma un obbligo politico. Quante volte ci siamo chiesti cosa è rimasto di quegli anni, e quante volte ci abbiamo pensato in queste ultime settimane! Il 1978 nel nostro Paese è stato un anno che già oggi impegna molte pagine nei libri di storia: dal caso Moro, rinvenuto cadavere il 9 maggio in via Caetani, lo stesso giorno in cui la mafia uccise Peppino Impastato perché attraverso Radio Aut gracchiava contro “zu Tanu” Badalamenti e gli affari dei mafiosi, sino alle dimissioni del Presidente della Repubblica Leone, che era stato artatamente invischiato nello “scandalo Lockheed”, che aprirono le porte del Quirinale al Capo dello Stato, l’unico, nel quale gli italiani si sono riconosciuti: il partigiano socialista Sandro Pertini. Non solo, ma il ’78 viene ricordato anche come l’anno dei tre papi della Chiesa Cattolica: dopo la morte di Paolo VI e l’elezione di Papa Luciani, alla morte prematura e misteriosa di quest’ultimo dopo appena 33 giorni di pontificato, c’è il “gaudium magnum” per l’avvento di Karol Wojtyla a San Pietro. Ma, tra i tanti eventi del ’78, non vanno dimenticati due importanti fatti storici: il 17 settembre, grazie alla mediazione del presidente USA Jimmy Carter vengono firmati gli accordi di Camp David in base ai quali la penisola del Sinai, conquistata dagli israeliani durante la guerra del Kippur, viene riannessa all'Egitto, che è il primo paese arabo che riconosce l'esistenza di Israele, mentre a fine anno, dopo decenni di dittatura, la Spagna divenne uno stato democratico. Formidabili o meno, quegli anni hanno comunque lasciato segni importanti, sia in positivo che in negativo, che vanno rammentati a chi non li ha vissuti, perché ne abbiano contezza e memoria.