MUTUO A TASSO VARIABILE? POSSIBILE IL RISARCIMENTO DANNI

Cosa c’è di vero nella notizia che sta girando online e che interessa i titolari di un mutuo a tasso variabile in merito alla possibilità di chiedere il risarcimento dei danni per gli interessi applicati?
Iniziamo chiarendo che la notizia non è una bufala: il riferimento è ad una sentenza della Commissione Europea in verità datata 2013 (caso n. AT 39914 del 3 dicembre 2013). Perché allora non fece notizia e invece se ne parla ora?
Perché la sentenza è stata pubblicata solo dopo anni.
I giudici avevano fatto appello alla nullità del contratto di mutuo dipendente dall’incertezza della clausola di determinazione degli interessi (art. 117 T.U.B.) riconoscendo implicitamente il diritto a tutti coloro che hanno aperto un mutuo a tasso variabile tra il 2005 e il 2009. Nel caso specifico era stato riscontrato un cartello tra le principali banche europee allo scopo di manipolare a proprio vantaggio il corso dell’Euribor (il tasso di interesse di riferimento che riflette il costo dei prestiti in euro, più nel dettaglio tecnico il “tasso al quale i depositi a termine interbancari in euro sono offerti da una banca primaria ad un’altra banca primaria nella zona Euro 5”). La decisione della Commissione Europea aveva quindi portato alla condanna di quattro gruppi bancari.
Molti lettori, leggendo della notizia del risarcimento danni sugli interessi dei mutui a tasso variabile su contratti aperti in quegli anni, ci hanno chiesto se la sentenza della Commissione Europea possa avere effetto in Italia e, se si, in quali termini. A tal proposito facciamo riferimento a quanto stabilito dal Tribunale di Nocera Inferiore del 28 Luglio 2017: “preliminarmente si deve dare atto della necessità di procedere nell’istruttoria con solo riferimento alla dedotta nullità relativa del contratto di mutuo fondiario in conto corrente, circa gli effetti, da verificare in concreto, della pronuncia della decisione della commissione europea del 4 dicembre 2013, caso AT 39914, che ha ritenuto l’esistenza di un’intesa tra il 2005 e il 2009, e quindi interferente con il contratto per cui è causa, tra taluni istituti di credito volta a manipolare la determinazione del tasso Euribor e quindi volta ad influenzare l’eterointegrazione dei contratti di finanziamento a tasso variabile”.