BRUNETTA: FARE IL VINO MI RIPAGA DA AMAREZZE

“Vendo vino e non mi occupo dei teatrini della politica come Di Maio e Salvini” e “smettetela con i giochetti da Prima Repubblica, il Paese ha bisogno di serietà”. Così l’ex capogruppo forzista alla Camera Renato Brunetta, in una intervista al Corriere della Sera, parla del suo primo vino, un bianco e un rosso dal nome sacro, Mater Divini Amoris, presentato al Vinitaly di Verona: “Sono da sempre un appassionato di vino. Sono andato ad abitare a Roma Sud, vicino al santuario del Divino Amore. Uno dei proprietari dell'azienda mi ha venduto un ettaro di terra. Subito dopo i suoi cugini mi hanno offerto 28 ettari abbandonati. Una passeggiata al tramonto, tra filari, ripaga di tante fatiche e amarezze”. Un vino prodotto da Capizucchi, oggi “un'azienda famigliare nell'agro romano, ci lavorano i figli di mia moglie Titti, Dario e Serena Diana. Sono in produzione 12 dei 25 ettari a vigneto. Centomila bottiglie. II rosso è un uvaggio di Montepulciano e Cabernet Sauvignon, affinato anche in botti di rovere usate per l'Amarone. Fra due anni sarà pronta una bollicina, assieme ad altri 5 vini”. E aggiunge: “Mi sono indebitato fino ai capelli. Un atto di incoscienza, ma sono felice. Ho iniziato nel 2013, raggiungeremo il pareggio nel 2020”. E spiega perché nel sito aziendale non c'è il suo nome: “Ho voluto tenermi defilato, non sono Bruno Vespa”, ma per il cui vino, come per quello di D’Alema, si dice certo del buon livello professionale. Quindi per il debutto al Vinitaly parla di “grande successo” con tanto di “selfie con i Brunetta lovers”. E ricorda: “Ho fatto il venditore ambulante per io anni con mio padre. Ho l'imprinting del venditore di strada”. E sulla battuta attribuita a Salvini “a Brunetta preferisco il BrunelIo” commenta: “Gli rispondo, con altrettanta banalità: si Salvini chi può”.