LA MEMORIA PER LA LIBERTA'. L'IMPEGNO PER IL LAVORO. PERCHE' IL PRIMO MAGGIO NON DIVENTI UN ANONIMO 31 APRILE


di Letterio Licordari
La tendenza “modaiola” di riscrivere la Storia ha portato, negli ultimi anni, “complici” anche alcuni periodi di governo del centro-destra, a sminuire il valore
dell’anniversario del 25 aprile e la Festa del I° Maggio, giornata celebrativa del lavoro e dei lavoratori. Per quest’ultima giornata, che nei periodi più recenti è spesso stata accostata ad una ipotetica anonima data del 31 aprile, le motivazioni ricadono anche nel ridotto peso specifico delle Organizzazioni Sindacali su un substrato di lavoro già di per sé sensibilmente compromesso da crisi, globalizzazione e tecnologie avanzate. E’ innegabile, però, che l’anniversario del 25 aprile sia memoria della riconquista della libertà, bene comune che non ha soluzioni di continuità “perché la Resistenza non è un fatto storico a sé stante ma la continuazione della lotta antifascista”, come affermava Sandro Pertini. Un valore, quello della libertà, per il quale hanno lottato in tanti, sin dall’avvento del regime che ha compiuto scelte scellerate e ancora oggi – paradossalmente – visibili e tangibili. Non solo la lotta partigiana, che è quella che più rimane nella concretezza della conquista, ma anche la forza del pensiero, che era costata la vita a Giacomo Matteotti, a Giovanni Amendola, ai fratelli Rosselli, a Piero Gobetti, a don Minzoni, ad Antonio Gramsci. Il 25 aprile “covava sotto la cenere nelle carceri, nelle isole di deportazione, in esilio” (dove morirono Turati, Treves e Buozzi, tra gli altri), ha scritto Pertini. Non c’era alternativa alla lotta partigiana perché la libertà, allora come oggi, ma sicuramente più apprezzata allora, era ed è un valore assoluto, perno indistruttibile di un vivere civile e democratico ed è parallela alla coscienza antifascista. Una storia che ha visto protagoniste molte donne, militanti partigiane e semplici mogli e madri, come la calabrese Teresa Talotta Gullace, una delle migliaia di donne coraggiose, impegnate per affermare i valori della libertà e della giustizia, la cui figura ha ispirato il personaggio del film “Roma città aperta” di Rossellini interpretato da Anna Magnani. Andiamoci piano con le “revisioni” superficiali e gratuite della Storia. Andiamoci piano anche con il Primo Maggio, data emblematica, sempre più caratterizzata da contraddizioni, è vero, ma che deve rappresentare una presa di coscienza della situazione esistente e di un futuro con molte nuvole all’orizzonte. Il progresso e lo sviluppo non possono non essere un patrimonio comune, per evitare che vengano ancor di più lesi i diritti di chi lavora, spesso merce di scambio per tanti individui spregiudicati che realizzano profitti sui bisogni delle persone, arrivando al punto di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Qui non è solo la memoria, cemento armato del nostro presente, per il lavoro la politica deve seguire vie maestre che però non riesce neppure a tracciare, arrivando al paradosso di far lavorare persone sfiancate e tenere sulla strada risorse giovani e qualitativamente eccellenti, salvo il ricorso a ciò che equivale alla resa, per gli interessati, e alla sconfitta per la classe politica (intera), vale a dire l’emigrazione.