NON UN PESCE O UNA SOUBRETTE CHE SCENDE LE SCALE, WANDA FERRO LE STA SALENDO. UN ESEMPIO PER LA POLITICA CALABRESE

di Letterio Licordari
Il suo nome di battesimo richiama una nota canzone di Paolo Conte, un pesce “protagonista” di un film inglese della fine degli anni Ottanta,
di una soubrette diventata famosa per il modo in cui scendeva le scale. Al contrario di quest’ultima, che era Wanda Osiris, la Wanda calabrese le scale le sta salendo e il 4 marzo scorso ha preso l’ascensore per la Camera dei Deputati percorrendo gli “step” che un tempo (nella Prima Repubblica) in politica erano la logica conseguenza dell’impegno e dei risultati ottenuti. L’onorevole Ferro, difatti, ha seguito la trafila “ordinaria”: consigliere e assessore al Comune di Catanzaro, consigliere e poi Presidente alla Provincia di Catanzaro (in molti la definirono “lady di…Ferro”), consigliere regionale (ma in origine candidata alla Presidenza) sia pur a fronte di un ricorso, legato a un “vizio” della legge elettorale vigente per la Regione Calabria nel 2013, che ha avuto esito per lei favorevole solo nel novembre del 2017. Sempre a destra, con coerenza riconosciuta e apprezzata anche al di fuori della sua area di appartenenza. E poi, a gennaio di quest’anno, la candidatura al Parlamento, nella lista a lei più vicina sotto il profilo ideologico, Fratelli d’Italia, e l’elezione. Perché parliamo della Ferro? Perché la politica calabrese non ha mai rappresentato figure femminili “forti” al di là di Angela Napoli, anche lei dell’area di destra, che è risultata eletta alla Camera per ben 5 legislature e che ha lasciato segni importanti per le numerose proposte di legge contro la criminalità organizzata, e che ora si è ritirata dalla politica ma non dall’impegno sociale e culturale. Difatti, pur essendo state autorevoli, le deputate e senatrici calabresi del passato, da Jole Giugni Lattari ad Anna Maria Nucci, da Linda Lanzillotta a Jole Santelli, da Maria Carmela Lanzetta a Dorina Bianchi, da Enza Bruno-Bossio a Doris Lo Moro, stante la ridotta rappresentanza di genere, sono risultate essere essenzialmente figure “di contorno”. Non sembrano, però, essere figure di contorno, le tredici parlamentari scelte attraverso le urne alle ultime elezioni, tra le quali spiccano le riconfermatissime Dalila Nesci e Federica Dieni di M5S. Segno che anche da noi (e non solo per i paletti imposti dallo sciagurato Rosatellum) si ha una sempre più marcata fiducia nelle rappresentanti di genere femminile. Non siamo in grado di sapere se prevalentemente per loro merito o per una maggiore attenzione dei gruppi politici che le scelgono (considerato che, oggettivamente, vengono inserite in un pacchetto preconfezionato proposto agli elettori) o per demerito del genere maschile, che sin dai tempi dei “mostri sacri” della politica calabrese i cui ultimi esponenti erano stati Giacomo Mancini (senior) e Riccardo Misasi, ha avuto primattori di rango medio e spesso caratterizzato da un narcisismo civettuolo e vuoto che un tempo si usava attribuire alle donne. Perché, quindi, non pensare ad una donna alla Presidenza della Regione Calabria? Ed ecco che torniamo a Wanda Ferro, che a tale carica si candidò, risultando sonoramente battuta da quella percentuale parabulgara con la quale Oliverio vinse nel 2013. Ma erano altri tempi, sembrano molto lontani. Lady Ferro aveva già sconvolto protocolli e intese (larghe o strette). E sia nel centrosinistra (o di quel che ne rimane) che nel centrodestra (che comprenderà ancora la Lega che in Calabria ha raccolto voti come fossero arance a Rosarno e a Corigliano) ci sono già cavalli pronti ad attendere lo sparo dello starter, su corsie convergenti e parallele: si sentono da tempo voci su Occhiuto, sulla riconferma di Oliverio, su altre soluzioni estemporanee, ma tutte votate al genere maschile, almeno sinora. Vogliamo pensare a un salto di qualità e (anche) di immagine?