QUELLA LOGICA METAMORFOSI DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE

di Paolo Pagliaro
Cammin facendo i 5 Stelle hanno limato, corretto, implementato e comunque cambiato il loro programma di governo, rendendolo sostanzialmente più realistico e moderato, soprattutto in tema di alleanze internazionali e rapporti con l’Europa. E’ una metamorfosi che avevamo segnalato per tempo, dicendo che i grillini erano usciti dalla campagna elettorale molto diversi da come c’erano entrati. Se questa svolta sia stata votata o meno
dagli iscritti è un tema sicuramente interessante ma non è decisivo, per chi pensa che sulla realtà incidano le politiche e non i clic, soprattutto quando sono pochi come accade nell’esercizio della cosiddetta democrazia diretta
La metamorfosi dei 5 Stelle va in direzione di una maggiore compatibilità dei loro programmi con quelli dei possibili partner e soprattutto con le responsabilità di governo, nella consapevolezza che per chi si insedia nella stanza dei bottoni il vaffaday diventa un boomerang. Sui grandi temi, la tendenza è dunque all’omologazione.
Sull’erosione delle identità tradizionali dei diversi partiti, ridotte ormai – quando va bene – ad astratte scale di valori, c’è un’ abbondante letteratura. Pochi sono i leader che rifiutano la scorciatoia dell’omologazione. Uno è sicuramente il presidente francese Macron, che si è presentato davanti all’Europarlamento di Strasburgo e ha detto che «il nostro continente rischia una guerra civile» per colpa del «fascino illiberale e degli egoismi nazionali». Alla fine, dopo tre ore di dibattito, metà dell’aula l’ha applaudito, l’altra metà è rimasta muta.