STORIE DI RIFUGIATI. NEL LIBRO DI ENZO INFANTINO E TANIA PAOLINO PAURE E SPERANZE DI UN ERRANTE POPOLO DISTRUTTO

di Letterio Licordari
La nutrita (purtroppo) letteratura che si occupa delle assurde guerre che caratterizzano questi nostri anni e delle conseguenze sui civili e, soprattutto, sui bambini e su ogni indifeso – come proprio in questi ultimi giorni abbiamo avuto ancor più modo di conoscere drammaticamente – si è arricchita di un lavoro a quattro mani di Enzo Infantino e Tania Paolino dal titolo “Kajin e la tenda sotto la luna”, edito daLPE Luigi Pellegrini Editore – Cosenza e che si avvale della presentazione diArcangelo Badolati e della prefazione di Gioacchino Criaco. E’ un insieme di storie di rifugiati siriani in terra greca, storie straordinarie di grande umanità, che suscitano sentimenti che vanno dalla rabbia e al dolore alla tenerezza, ma che sono anche messaggi di speranza e di non rassegnazione, tra le ferite esteriori ed interiori di una guerra assurda, ammesso che possano esserci guerre non assurde. Non è il caso di anticipare a chi non ha ancora letto il libro, che in fondo è da considerare una “denuncia politica” e un “progetto solidale”, che narra di persone e personaggi che Infantino ha incontrato in Grecia, ma va sottolineato che, con il placet dell’editore, l’intero ricavato della vendita andrà a essere utilizzato per la ricostruzione di una scuola ad Afrin, in Siria, luogo dal quale provengono quasi tutti i protagonisti di queste storie. Piuttosto, è utile far conoscere al pubblico chi sono gli autori, entrambi calabresi ed entrambi da anni impegnati nell’attività di denuncia di fatti e misfatti che non avrebbero voluto certamente mai vivere e narrare. Infantino, che è di Palmi, si interessa delle problematiche dei diritti umani ed ha iniziato a fare il volontario nelle missioni umanitarie all’Estero nel 1999 durante la guerra nei Balcani, soffermandosi per più anni sul campo profughi di Valona, e toccando con mano la realtà dei campi palestinesi in Medio Oriente (Striscia di Gaza, Giordania, Cisgiordania, Libano, Siria) portando aiuti e, nel contempo, constatando le condizioni dei rifugiati e richiamando agli organismi competenti il rispetto delle risoluzioni ONU per il “diritto al rientro”. Da poco più di un anno sta seguendo e coordinando, tra le altre drammatiche realtà mediorientali, progetti di aiuti umanitari proprio per i profughi siriani che si trovano sul suolo greco, ed è da questa esperienza che è nato “Kajin e la tenda sotto la luna”, che Infantino ha scritto avvalendosi della collaborazione di Tania Paolino, originaria di Santa Domenica Talao, ma che vive a Santa Maria del Cedro, docente di filosofia e giornalista, che intende fermamente far conoscere queste storie “per rendere giustizia a chi fugge dalla guerra e sperimenta politiche di esclusione, perché a farne le spese più grosse ancora una volta sono bambini, donne, anziani”. Ma sono storie che, come detto prima, non avrebbero voluto mai scrivere, così come non avrebbero voluto vedere, come tutti noi (ma Infantino li ha visti da vicino) i guasti della guerra e raccontare queste cose, tra il cinismo e l’indifferenza che dilagano e un’informazione orientata più al gossip e alle cose frivole che “oscura” l’urlo che viene da chi è agli occhi di tutti “invisibile” e “insignificante” perché gli interessi sono altri, la vita umana e la morte umana non contano nulla.