IL MONDO DEL CALCIO SPECCHIO DELLA SOCIETA' ITALIANA JUVE SCUDETTO, NAPOLI GIOE E DOLORI, VAR. E POLEMICHE


di Giuseppe Mariconda
Tra sorprese dell’ultima giornata e conferme delle aspettative si è concluso domenica scorsa il campionato di calcio. Domanda: che campionato è stato? Risposta: il primo del o della VAR (Video Assistant Referee), un inglesismo per dire “moviola in campo”. Una innovazione tecnologica invocata, attesa, ma anche temuta da anni e che invece di tranquillizzare gli animi degli appassionati rischia di alimentare ulteriormente le polemiche: favorevoli e contrari continueranno a discutere, a litigare, a sospettare. Il mondo del pallone è veramente
lo specchio della società italiana: ognuno ha le sue certezze e non c’è alcuna possibilità di confrontarsi e magari di riconoscere eventualmente un piccolo torto, una interpretazione sbagliata. Un po’ come ormai avviene anche in politica…ma questo è altro discorso. Evitiamo di affrontarlo anche qui.
Tornando al calcio e lasciando agli statistici tutti gli studi necessari che saranno letti da ciascuno per sostenere la propria tesi analizziamo un poco l’andamento in generale del nostro sport più popolare dopo la delusione –sessan’tanni dopo- di dove assistere da “estranei” al prossimo campionato del mondo. Logica conseguenza, a mio parere, dello stato di prostrazione in cui è venuto a trovarsi il mondo del pallone. Una dirigenza incapace di scegliere, commissariamenti e polemiche, divisioni e congiure di palazzo. E neanche il Coni poteva farci nulla fino a che la situazione è diventata davvero insostenibile. Ora si dovrebbe cambiare strada e la migliore sembra proprio quella del “ritorno al passato”, vedi candidatura alla presidenza della Federcalcio di Giancarlo Abete, esperienza, capacità e- non è male- qualche trionfo. Ma questa è una delle facce della medaglia: quella più drammatica ( e forse devastante) riguarda Lega ( o meglio le Leghe)  e la distribuzione dei miliardi di euro che il pallone distribuisce attraverso le radio, le tv a pagamento, quella pubblica, le sponsorizzazioni e le partecipazioni a tornei internazionali.
Ma anche questa analisi rischia di portarci lontano o su un’altra strada. Quella della gestione complessiva. Qui vogliamo esaminare soprattutto i valori sul campo. E il campo ha detto per la settima volta Juventus, un record che nessuna altra nazione (tra quelle con il calcio più competitivo…) ha registrato, tranne forse la Francia con l’Olympique Lione agli inizi degli anni Duemila. Ma in quell’epoca dopo la fine del Marsiglia di Bernard Tapie, travolto da rischi di retrocessione e scandali, e prima dell’avvento del Paris Saint-Germain degli sceicchi, c’era ben poco di valido. Erano ormai in archivio gli anni di Platini e di Drogba, tanto che brillava in qualche occasione il Monaco del Principe Ranieri. Questo non per esaltare il settimo sigillo della Juventus, che ha di suo tutto lo straordinario valore che ha, ma per dire che in tutta l’Europa del calcio che conta vincere si può, ma ripetersi è difficile. Esempio: il Chelsea di Conte, il Real Madrid di Mourinho, e questo stesso di Zidane, o lo stesso Bayern Monaco che in Bundesliga ha dovuto lasciare qualche volta il passo al Borussia di Dortmund anche se quest’anno è arrivato al sesto sigillo consecutivo. Un altro anno e uguaglierà la Juventus, che intanto ha portato a Torino anche la quarta Coppa Italia consecutiva. Altro record.
Degnissimo, e forse anche qualcosa in più, il Napoli dell'ex Sarri. Novantuno punti, un record assoluto per i partenopei che si sono dovuti accontentare della piazza d’onore, anche se tutto lasciava prevedere a quattro giornate dalla fine una vita più facile rispetto a quella dei campioni. Erano stati già stampati gli scudetti tricolori con il numero 3, non solo terzo, ma anche inizio di 30, ovvero gli anni che sono passati dal primo della sua storia, quello che si ricorda insieme al nome di Diego Armando Maradona. La delusione, legittima per gli appassionati e forse anche per l'ex tecnico e giocatori, non è giustificabile per la società. Avrebbe potuto e dovuto intervenire prima rafforzando una rosa che stava compiendo “miracoli” sportivi e che non poteva reggere sui tre fronti. E sui tre fronti non ha retto neanche la Roma, che pure ha trovato un ottimo allenatore, l’ex Di Francesco, che di nome si chiama Eusebio, un mito portoghese degli anni Sessanta. E il gioco messo in mostra dalla Roma dell’”Eusebio de noantri”, a volte avvincente, è riuscito a portarla in vetta al girone della Champion, ad una semifinale disperata contro un vecchio fantasma, il Liverpool, e alla riconferma della partecipazione al torneo continentale più importante per club. A questa manifestazione è approdata anche l’Inter di Spalletti. Una sorpresa? Beh, forse si. La Lazio, nonostante le polemiche sulla partecipazione di DeVrij (già accasato con l’Inter per il prossimo anno) aveva in pugno la partita fino a dieci minuti dalla fine. Sarebbe bastato anche il pareggio, ma -poi quando il diavolo ci mette la coda- proprio De Vrij ha causato il rigore trasformato da Icardi. Subito dopo il gol del ko, e la fine di un sogno.
In serie B retrocedono come ampiamente previsto le neo promosse Verona e Benevento. Per la squadra di Pecchia non ci possono essere altre spiegazioni se non la qualità tecnica dei giocatori che lasciava molto a desiderare, mentre per il Benevento, che ha pagato un inizio disastroso, difficilissimo l’adattamento alla massima divisione di società e di giocatori, la soddisfazione di aver disputato un girone di ritorno di buon livello. Esperienza probabilmente da riproporre in futuro. Infine torna in B il Crotone, che lo scorso anni, era riuscito a salvarsi proprio negli ultimi minuti e grazie ad un rocambolesco Palermo-Empoli.Ricordate?
Tutto sommato non si può essere soddisfatti per tutti questi nove mesi passati davanti al televisore (sono sempre meno quelli che affollano gli stadi e un motivo ci sarà…) a seguire lo spezzatino di incontri ma soprattutto a dover ascoltare i soliti commenti, le consuete polemiche, le accuse non documentabili, i giudizi sommari su protagonisti, giornalisti, addetti ai lavori e quant’altri. Il nostro mondo del pallone avrebbe bisogno di una riforma profonda e di porre il limite ad una esasperazione che rischia di travolgere tutti. Se si continua con sospetti, indiscrezioni, falsità si rischia davvero di rompere un giocattolo, che neanche le inchieste giudiziarie sono riuscite a riparare. Vuoi vedere che è in mani sbagliate?