STEFANO RODOTA’: QUEL GIURISTA “DIVERSO” CHE LOTTO’ PER I DIRITTI DI TUTTI. QUANTE BATTAGLIE INDIMENTICABILI


Maria Giovanna Bloise
A circa un anno dalla scomparsa del Maestro Stefano Rodotà, avvenuta il 23 giugno, si è tenuto un convegno di grande interesse presso l’Università "La Sapienza" di Roma, per ricordare e per riflettere. Sono stati affrontati temi pregnanti concernenti
i diritti fondamentali, la globalizzazione, la privacy, i beni comuni, il diritto all’oblio, l’immigrazione e la Carta fondamentale dei diritti dell’Unione europea. Tutti temi molto cari al poliedrico Rodotà, un “diverso” molto vicino alla società e capace
di credere nella possibilità di creare una “Europa dei diritti”. E, forse, proprio grazie a lui ci siamo resi conto della distanza della politica dalla società. Rodotà non era solo un Giurista, ma anche uno dei protagonisti della prima Repubblica, uno studioso stimato, un politico dal grande spessore culturale e morale ed un accanito difensore dei diritti civili. Basti pensare, tra le tante, alla sua “battaglia” per far acquistare alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea un valore giuridico oltre che politico. Alla sua “lotta” alla criminalità e all’esigenza di coniugare sicurezza e privacy. E, ancora, a quella per il NO alla riforma costituzionale.

Questo breve contributo, però, non vuol essere una sorta di biografia di Rodotà ridotta a pochi fatti essenziali, ma vuole ripercorrere il suo pensiero.

Lezioni di vita, quelle di Rodotà, che ci insegnano che i diritti della collettività possono essere garantiti solo se si richiamano i principi di dignità ed eguaglianza di ogni singolo membro. Che tutti i diritti, anche quelli più inflessibili, come il diritto di proprietà, hanno una radice profonda da ricercarsi nel valore ideologico  degli stessi, nel riconoscimento della libertà e nella realizzazione della sfera individuale. Che ci suggeriscono di ridiscutere i grandi temi di fondo della nostra società partendo dall’immensa cultura dell’amore perché, forse, solo così i diritti possono “farsi diritto” e realizzarsi pienamente al di là di qualsiasi  legittimazione.

Allo stesso tempo lezioni di realismo che ci spiegano che il diritto non è una scienza immateriale priva di corrispondenza con i dati dell’esperienza sensibile né una disciplina settoriale e che ci chiamano all’impegno civile ed alla salvezza di tutti i diritti. Perché è dai diritti che “si misura la qualità di una società”.

Ma i diritti non possono essere solo divulgati. Devono essere, anche e soprattutto, sostenuti dalla politica. Perché prima ancora delle logiche di mercato c’è  il  reciproco riconoscimento dei principi comuni. In attesa che la politica di oggi trovi il coraggio di agire, dovremmo tutti cercare di cambiare il nostro modo di vedere e volgere lo sguardo indietro e avanti nel tempo. Il diritto abbraccia anche la “fisiologia” della società. Una società che non può essere incentrata sulla perenne debolezza del potere, ma che deve riappropriarsi del diritto e farne un campo di lotta politica rivoluzionaria, forte di quei valori profondamente ispirati all’eguaglianza.

Il pensiero di Stefano Rodotà non è archiviabile, perché ci interrogherà ancora sul passato e sul presente. Queste le parole del professor Gaetano Azzariti (ordinario di Diritto Costituzionale all’Università “La Sapienza” di Roma) in occasione delle conclusioni del convegno. Stefano Rodotà ha introdotto un nuovo modo di essere “giurista”, per il quale diritto e morale possono coincidere. Proviamo a seguire le sue orme.