LE BANDIERE BLU NON POSSONO FAR CAMBIARE BANDIERE ESTATE AL VIA, CON LE SOLITE CONTRADDIZIONI SUL MARE

di Letterio Licordari 
Le disquisizioni sul merito non interessano solo il mondo delle professioni e delle carriere, ma anche le valutazioni sulla realtà, spesso influenzate da “sponsorizzazioni” di personaggi altolocati o
cosiddetti tali. Si pensi alla risonanza che può avere nel circuito mediatico la prefazione di un libro, una recensione su un dipinto, un manager dietro un cantante o un calciatore. In Calabria certe domande ce le poniamo anche per la principale fonte di reddito di questa terra, il turismo (purtroppo soloquesto c’è), quando constatiamo che a volte nelle stesse località marittime alle quali sono state assegnate “bandiere blu” la qualità delle acque del mare è tutt’altro che meritevole di questo riconoscimento che, anno dopo anno, ha una valenza sempre più opinabile e induce a formulare dubbi sui parametri utilizzati per la valutazione da parte della (Foundation for FEE Italia Environmental Education) e che si riconducono essenzialmente all’educazione ambientale, all’informazione, alla qualità delle acque, alla gestione ambientale, ai servizi e alla sicurezza. Fa certamente piacere che (una volta tanto) la promozione della Calabria nell’ambito turistico nazionale e internazionale evidenzi quest’anno un numero maggiore di “bandiere blu”, ma spesso si nascondono – come fanno gli struzzi – le anomalie presenti proprio in alcune di queste località, come le rilevazioni di alte percentuali di sostanze di vario genere, specie in prossimità delle foci dei fiumi, oggetto di valutazioni, analisi e monitoraggi da parte dell’Arpacal e spesso di smentite da parte dei Comuni interessati “per non rovinare la stagione”. Ricordiamo che in Calabria si fregiano della “bandiera blu” ben 9 spiagge: Praia a Mare e Tortora-La Pineta sul mare Tirreno, Trebisacce, Cirò Marina, Melissa, Roccella Jonica, Soverato, Roseto Capo Spulico e Sellia Marina sul mare Jonio. Tutto il resto è da buttare via? Località come quelle della Costa degli Dei (Tropea, Zambrone, Capo Vaticano, Ricadi, Briatico, Pizzo) non hanno quantomeno gli stessi requisiti di quelle “premiate”? 

Possibile che Diamante, Scilla, Marina di Palizzi, Capo Bruzzano, San Nicola Arcella, Montauro, Marina di Pietrapaola, Riace e tante altre località notoriamente conosciute per la qualità dei servizi e per le eccellenti e trasparenti acque del mare non siano degne di considerazione ai fini dell’ottenimento di un “marchio di qualità”? Presto detto: la FEE Italia esamina le richieste dei Comuni che si candidano e non effettua una valutazione di propria iniziativa, di conseguenza se un Comune che ha tutti i requisiti per l’assegnazione del riconoscimento “dimentica” di candidarsi, è fuori da qualsiasi tipo di valutazione. Ma, in fondo, il turista non bada più tanto alla bandiera o meno, sceglie la località che più gli aggrada, che frequenta da anni, dove ha la seconda casa, la sceglie per mille altre ragioni. Il merito alle spiagge, in fondo, lo attribuiscono coloro che le frequentano nella stagione estiva, che si tuffano in un mare che conoscono da anni, e poi il valore aggiunto lo danno gli abitanti e gli operatori turistici del posto: non sarà certo una bandiera a far cambiare…bandiera.